Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura
GOG Giovine Orchestra Genovese
per La Storia in Piazza - XV edizione
Lieder von Blut und Feen
Canti di sangue e di fate
Lieder von Blut und Feen vuole essere un racconto musicale di forte impatto emotivo, poiché la vita, le parole e la poesia di Mariella Mehr meritano di essere maggiormente conosciute.
Mariella Mehr, di etnia jenische, apparteneva a un popolo nomade e marginalizzato. È nata in una Svizzera segnata dalla rigidità e dalla paura della diversità e del multiculturalismo. Nello stesso Paese, tra il 1926 e il 1972, il programma Kinder der Landstrasse dell’organizzazione Pro Juventute ha cercato di estirpare il presunto “flagello” rappresentato da tale diversità. I suoi promotori hanno avviato un processo di “normalizzazione” attraverso sterilizzazioni di massa, la disgregazione delle famiglie, l’isolamento forzato.
Questa esperienza fisica, psicologica ed emotiva ha trovato in Mariella Mehr una voce pronta a esplorare le profondità di tale ferita, attraverso una letteratura e una poesia di rara potenza e urgenza.
L’obiettivo del progetto Lieder von Blut und Feen è dunque quello di costruire un universo sonoro capace di trasmettere questa intensità emotiva, preservando, all’interno del linguaggio contemporaneo, elementi musicali che evochino la specificità di questa storia. La scelta di una voce esclusivamente femminile non è casuale: la ferita rivelata da Mehr è certamente umana, ma ancor più profondamente femminile (le è stato strappato il figlio, così come lei stessa era stata sottratta alle cure della madre durante l’infanzia).
Anche la scelta della fisarmonica è significativa: gli Jenisch rimangono tutt’oggi un popolo profondamente musicale, e la fisarmonica è al centro della loro vita musicale – uno strumento intergenerazionale che modella numerosi momenti dell’esistenza sociale.
Ma come interagiscono tra loro questi elementi? In Lieder von Blut und Feen, la fisarmonica si trasforma: talvolta emergono figure che sembrano richiamare la tradizione musicale jenische, ma non appena affiorano, spesso sprofondano in un vuoto materico, interagendo con le texture elettroniche e vocali e modellandole al tempo stesso.
In definitiva, è sempre la qualità fonetica della parola a determinare e guidare l’esito musicale. Per questo motivo vengono esplorati e messi in musica sia i testi poetici originali in lingua tedesca sia le versioni italiane.
Diplomato al Conservatorio di Milano in composizione sperimentale, Matteo Manzitti ha poi seguito un biennio di specializzazione in composizione e teoria musicale presso il Conservatorio della Svizzera italiana a Lugano.
Ha composto le musiche per lo spettacolo Tucholsky Cabaret, presentato in prima nazionale al Teatro Hop Altrove di Genova; Ceneri alle ceneri per il Teatro Franco Parenti di Milano e il Teatro Massimo di Palermo; Frida per il Roma Fringe Festival; e Genova 21 per il Teatro Nazionale di Genova.
Matteo Manzitti è inoltre autore dell’opera Invisibili, sul tema dell’immigrazione, realizzata sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite.
Diverse istituzioni musicali di primo piano hanno commissionato sue opere, tra cui: l’Ensemble Sentieri Selvaggi, l’Orchestra Filarmonica di Torino, i Cameristi della Scala, l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, l’Unione Musicale di Torino, i Concerti della Normale di Pisa, la Società dei Concerti dell’Aquila, il Conducus Ensemble, Ensemble Recherche, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, il Genoa Vocal Ensemble, l’Etymos Ensemble, il Xenia Ensemble e l’Accademia Filarmonica Romana.
Nel luglio 2017 è stata presentata Deeply — una composizione per attrice, soprano e cinque violoncelli — successivamente pubblicata in Italia nel 2018.
Le sue opere sono state interpretate da artisti di fama quali Laura Catrani, Gabriele Carcano, Francesco Dillon e Simone Beneventi.
Nel 2018 è stato pubblicato presso EMA Records il suo primo CD monografico, Ajna.
Matteo Manzitti è direttore musicale dell’Eutopia Ensemble e direttore artistico di Le Strade del Suono, festival di musica contemporanea organizzato a Genova e in Liguria.
Gli esordi letterari di Anna Ruchat sono legati alla traduzione, in particolare con Der Atem (Il respiro) e Die Kälte (Il freddo) di Thomas Bernhard, pubblicati da Adelphi. Da allora ha tradotto numerosi autori di lingua tedesca, tra cui Friedrich Dürrenmatt, Victor Klemperer, Nelly Sachs, Paul Celan, Mariella Mehr, Christine Lavant e Alexander Kluge.
Nel 2004 esordisce come scrittrice con la raccolta di racconti In questa vita (Casagrande), vincitrice del Prix Schiller e del Premio Chiara 2005. Seguono, nel 2006, la sua prima raccolta poetica Geografia senza fiume (Campanotto) e, in collaborazione con la fotografa Elda Papa, il racconto Il male minore (Fondazione Beltrametti).
Nel 2009 esce, insieme all’artista Giulia Fonti, la raccolta poetica Angeli di stoffa (Pagine d’Arte), cui fa seguito nel 2010 il breve romanzo Volo in ombra (Quarup).
Tra le sue altre pubblicazioni figurano Terra taciturna e Apocalisse (Campanotto, 2011), accompagnato da disegni di Daniele Brolli; Il malinteso (Ibis, 2012); il poema Binomio fantastico (Di Felice, 2014); Lì e l’ombra (Pagine d’Arte, 2017); e Gli anni di Nettuno sulla terra (Ibis, 2018), con il quale ha ottenuto il Premio svizzero di letteratura nel 2019.
Le sue opere più recenti di Anna Ruchat includono La forza prigioniera (Passigli, 2021), Spettri familiari (Ibis – Finis Terrae, 2023), Una casa sul lago (Officina Libraria, 2023, in collaborazione con Nicola Navone) e Ombre e fossili (Fuori dal coro del Libraio di Mendrisio, 2024).
Anna Ruchat ha collaborato con diversi quotidiani e riviste italiani (Il Manifesto, Pulp, Il primo amore) così come con la Radio della Svizzera italiana.
Dal 2000 al 2020 ha insegnato presso la Civica Scuola Interpreti e Traduttori «Altiero Spinelli» di Milano.
Tra il 2002 e il 2019 ha diretto la fondazione dedicata al poeta Franco Beltrametti (1937–1995).
Dal 2012 Anna Ruchat lavora come adattatrice di documentari per la trasmissione Il Filo della Storia (RSI).
Nel 2021, insieme a Fabiano Alborghetti, ha creato a Lugano un corso annuale di formazione per traduttori letterari presso la Casa della letteratura.
Dal 2022 insegna traduzione al Fusp di Rimini.
Cleantha è un ensemble vocale a voci pari di recente fondazione, composto da quattro musiciste originali e poliedriche, attive da molti anni nei repertori antico e contemporaneo. Il quartetto ha interpretato con successo Love fail di David Lang e ha presentato in prima esecuzione diverse opere di compositori contemporanei per istituzioni culturali quali la Fondazione Palazzo Ducale e la GOG di Genova.
L’ensemble propone programmi non convenzionali, frutto di una ricerca che attraversa diversi ambiti musicali ed estetici, con l’obiettivo di offrire esperienze artistiche autentiche, libere da interpretazioni codificate ma profondamente coerenti e radicate nel proprio contesto performativo.
Cleantha si è esibito in concerto sia in Italia sia in Svizzera.
Danilo Gervasoni ha iniziato gli studi di chitarra presso il CDPM di Bergamo.
Successivamente ha affrontato vari strumenti da autodidatta ed esplorato numerosi progetti legati alle scene underground: punk hardcore, metal, noise, attraverso ibridazioni di generi e sperimentazioni.
Parallelamente si è immerso nella musica elettronica, affascinato dalle sue possibilità creative e dall’esplorazione del suono come materia.
Negli stessi anni ha maturato esperienza in altri ambiti artistici e performativi, in particolare attraverso la fotografia analogica e le sue manipolazioni.
Danilo Gervasoni ha poi conseguito una laurea in Scienze dell’educazione a Bergamo e ha studiato composizione tradizionale presso il Conservatorio G. Donizetti di Bergamo.
Ha proseguito successivamente gli studi in musica elettronica al Conservatorio G. Verdi di Milano con Sylviane Sapir e Giovanni Cospito, dove si è diplomato con il massimo dei voti.
Nel 2022 ha ottenuto un Master of Arts in composizione e teoria presso il Conservatorio della Svizzera italiana di Lugano, studiando con Nadir Vassena, Giovanni Verrando e Alberto Barberis.
Attualmente Danilo Gervasoni compone opere per strumenti acustici e musica elettronica, collocando la sua pratica nel campo della ricerca contemporanea e d’avanguardia.
Collabora a progetti teatrali e sviluppa installazioni interattive, sperimentando gli aspetti relazionali della performance artistica.
La sua poetica ricerca punti di contatto tra l’estetica delle culture underground e gli ambienti più “accademici”, attraverso l’uso di strumenti digitali e lo sviluppo di software.
Accanto all’attività artistica, Danilo Gervasoni lavora anche nell’ingegneria del suono, nella registrazione e nella post-produzione.
Recentemente le sue opere sono state eseguite al Festival Milano Musica presso il Teatro Gerolamo, al Théâtre MPAA Saint Germain di Parigi, dopo aver vinto il concorso Banc d’essai organizzato dal GRM, e in occasione dell’apertura dell’ARS Electronica a Lugano.
Ha scritto due opere eseguite dai musicisti dell’OSI (Orchestra della Svizzera Italiana) per la creazione di un’installazione audiovisiva, e ha partecipato al festival ElectroPark di Genova.